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Zona franca di commento sociale, politico e culturale
Indésiderable. L’anno nuovo che vorrei.
post pubblicato in Diario, il 25 dicembre 2009


  1. Vorrei che si imparasse finalmente ad ascoltare piuttosto che annuire distrattamente, ad accettare piuttosto che imporre, a comprendere gli altri piuttosto che giudicare impietosamente.
  2. Vorrei che si abbia piacere al dialogo, al confronto, alla curiosità e alla passione per ciò che è nuovo piuttosto che rinchiudersi nelle proprie convinzioni.
  3. Vorrei che discutere, dibattere e confrontarsi non significasse per i più una minaccia alla propria autostima.
  4. Vorrei che ci fosse più consapevolezza nel fatto che è meglio, molto meglio giocare e divertirsi insieme ai propri figli, piuttosto che lasciarli in balia di una televisione becera e anti-educativa o di futili gingilli elettronici.
  5. Vorrei che si imparasse ad avere rispetto delle persone che sono diverse da come le avremmo volute o da come le vorremmo, della loro originalità, delle scelte da essi compiute e delle scelte che compieranno. Vorrei che si imparasse a sostenerli, per dare loro fiducia e forza nel loro percorso, piuttosto che giudicarli.
  6. Vorrei che i genitori sappiano creare la complicità con i propri figli, necessaria per farli sentire sempre a casa propria.
  7. Vorrei che studiare, laurearsi, dottorarsi, specializzarsi, masterizzarsi, tirocinarsi, praticantarsi, stagirsi non significasse garantirsi un posto fisso negli elenchi del precariato.
  8. Vorrei che gli affitti potessero essere sostenibili, perchè avere un tetto sopra la testa, autonomo, dignitoso, confortevole è diritto universale.
  9. Vorrei che i costruttori non facessero pagare a peso d’oro case mal fatte, piccole, e suddivise male, ma “con rifiniture di pregio”.
  10. Vorrei che la mia azienda, la Rai, fosse finalmente privatizzata, collocata sul mercato, insomma, venduta! Vorrei che diventasse finalmente un’azienda normale, in cui a deciderne le sorti non siano i politici affamati, i giornalisti lottizzati, le persone sbagliate al posto sbagliato, i galoppini irriducibili, i sindacalisti opportunisti o, più semplicemente, il proprietario del nostro maggior concorrente.
  11. Vorrei che non ci fosse bisogno della psicologia per riconoscere, accettare e risolvere le proprie nevrosi, frutto di genitori incapaci, relazioni sociopatiche e comunità disgregate. Vorrei non averlo pensato: mia moglie è psicoterapeuta e abbiamo un mutuo da pagare!
  12. Vorrei che mio figlio crescesse in un Paese di cui possa andarne fiero, un Paese meritocratico invece che feudale, moderno anzichè medievale e clientelare, laico piuttosto che quasi-confessionale, un Paese dinamico, brillante e innovatore piuttosto che fermo, grigio e conservatore, un Paese tollerante e sicuro, piuttosto che intollerante e, quindi, certamente insicuro e pericoloso!

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permalink | inviato da Faffo il 25/12/2009 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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